Matrimonio al tempo del coronavirus

Sposarsi al tempo del coronavirus è stata occasione per sperimentare un pezzetto di centuplo.

Tutto pensato e preparato da tempo. Sì, il nostro matrimonio doveva essere una bella festa, con parenti e amici. Una festa con cui ricambiare in parte l’affetto e la vicinanza di tanti che avevano visto crescere il nostro amore e l’avevano sostenuto.

Non avevamo fatto i conti con il coronavirus e con le inevitabili restrizioni imposte ai cittadini per la salute di tutti.

Rimandate tutto, vero?”, era la domanda più o meno esplicita. E noi un po’ in imbarazzo, perché non l’avevamo neppure presa in considerazione l’idea di rimandare tutto.

Il Signore avrebbe compiuto le sue promesse, ma in un modo tutto suo. E questo avrebbe fatto la nostra vera felicità. Ma all’inizio non era così chiaro.

Le circostanze non si potevano cambiare. I contagi aumentavano, il lockdown cominciava, per cui, se si fosse fatto, il matrimonio sarebbe stato ricco dell’essenziale.

Tre punti di questo essenziale:

1. abbiamo dovuto mollare l’idea del controllo. C’è sempre qualcosa che eccede, che non fa tornare i conti. Cambiare sguardo significa rinunciare a ricondurre tutto al proprio schema, accettando  di lasciarsi stupire e mettere in crisi.  Sì, forse a tratti siamo andati anche un po’ in crisi e ci è venuto in mente di riprendere i Promessi Sposi. Alla ricerca del filo della Provvidenza, di cui è certa Lucia, fin dall’inizio. Una prova per noi. “Chi dava a voi tanta giocondità, è per tutto; non turba la gioia de’ suoi figli, se non per prepararne una più grande”.

2. la salute delle persone era prioritaria; e così il nostro Sacramento si è come elevato in dignità, perché ci ha fatto capire ancora una volta l’importanza e il sostegno delle relazioni, della comunità. La comunione spirituale di cui tanto avevamo sentito parlare, ma mai sperimentato. Sostegno che abbiamo sentito, in tanti modi, diversi dai tradizionali, ma veri! Profondi! Dall’inizio fino alla fine.

3. Isolati in casa, con il contagio che impone di evitare i contatti, più forte diviene il desiderio dell’altro. Ecco allora un’altra conquista imparata giusto al principio di un cammino di vita a due. L’attenzione all’altro, il rispetto, l’aiuto vicendevole. Pensavamo di essere già bravi in questo; la distanza ci ha fatto capire che dovevamo fare ancora un po’ di strada.

E poi tanto altro; un Dio che ha operato come un Ricominciatore, che si ostina a tenere aperta una storia, proprio quando questa si ripiega su se stessa.

Ci sembra di poter dire che – ai tempi del coronavirus – abbiamo sperimentato un pezzetto di centuplo. E se “tutto andrà bene” è il motto di queste settimane, con Dio possiamo dire che “tutto sarà per un bene”, anche dentro alle difficoltà che ci sono o che verranno.

Silvia e Stefano

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