Essere padre, essere madre una testimonianza

Buongiorno don Fabio,

da giorni ho cominciato a scriverle ma solo oggi riesco (forse) a terminare questa mia lettera, impegnata soprattutto negli ultimi 10 giorni, dopo la decisione del governo di lasciare aperte solo le attività essenziali, a sperimentare  il lavoro da casa, o telelavoro, o smartworking, come viene meglio definito oggi, compatibilmente con il mio essere mamma e moglie.

Mi trovo a dover capire come incastrare i miei impegni di lavoro, con tutte le responsabilità di non fermare le attività e preparare la ripresa, con le esigenze di mia figlia, che finalmente e  improvvisamente  vede la mamma tutto il giorno e gli impegni lavorativi di mio marito, anch’egli in telelavoro. Una situazione, la mia, comune a tante famiglie che fino ad ora in questo periodo difficile e drammatico, sono fortunate perché impegnate solo in questo allenamento; una situazione comunque nuova che stimola a trovare modi diversi per vivere le giornate, che diventano inaspettatamente e contro corrente a quello che si può pensare,  più corte rispetto alla normale quotidianità (ormai lontana) già per sé molto “accelerata”.

Voglio semplicemente ringraziarla per ciò che ha fatto in questo suo primo anno nel nostro paese (se ricordo bene l’anniversario  è stato il 1 Aprile)  e per quello che con Don Ambrogio state facendo in questi giorni difficili. Penso al sito nuovo e a tutte le iniziative  che esso presenta, nonché alle informazioni che riporta; penso alle dirette Facebook, penso alla recente lettera inviata ai consiglieri.

Le Sante Messe, il Santo Rosario nella nostra chiesa, con i nostri sacerdoti, ci aiutano a rimanere in comunione nonostante l’isolamento forzato a cui siamo doverosamente sottoposti e soprattutto mi aiutano a garantire alcune  certezze e continuità a Rebecca, in un periodo dove si è trovata improvvisamente a vivere un repentino cambio di quotidianità.

L’oragioco mi aiuta  nel trovare belle e sane idee per passare bene il tempo con lei, per non dire che a volte mi salva J;   le parole del giorno mi stimolano a dare a ogni  giorno un significato diverso, perché aprono alla riflessione, oltre a essere una buona occasione per leggere passi del vangelo quotidianamente.

In questa quaresima il sito della nostra parrocchia è tra quelli da me più visitati, anche per i motivi sopra menzionati. Quindi ancora semplicemente GRAZIE!

Colgo l’occasione anche per condividere  alcune riflessioni  dalla mia esperienza vissuta in questo periodo a volte ancora così  surreale.

Non so quando tutto questo finirà. Sinceramente anch’io ho all’inizio sottovalutato la situazione, pensando a un’informazione dei media esagerata per qualche cosa che era stata definita “un po’ più aggressiva di una normale influenza”. Non pensavo quella ormai lontana domenica mattina del 22/02 che sarei arrivata alla Santa Pasqua senza più andare a Messa, che da quel pomeriggio non avrei più visto i miei nipotini, i  miei genitori e fratelli, amici, se non in videochiamata (e meno male che la tecnologia ci viene in aiuto), che avrei visto immagini che nessuno penso avrebbe mai immaginato di vedere. Sentivo quotidianamente notizie di numeri in aumento di contagi e decessi, di un’emergenza sanitaria di ora in ora sempre più drammatica (di cui forse non conoscevo nemmeno il significato, perché fortunatamente mai vissuta fino ad ora); disposizioni di stare a casa, di non uscire  e di evitare contatti con persone, anche quelle a noi più care, ma continuando a lavorare come sempre, senza particolari precauzioni (prese solo qualche settimana dopo, al dilagare dell’epidemia). Per qualche settimana mi sono considerata  in un paradosso: “rinunciate alle attività del tempo libero e personale, ma non alle attività lavorative” e non capivo.

Ho comunque obbedito, cercando di intravedere nuove possibilità, di trovare nuovi stimoli, pensando all’invito che il nostro arcivescovo ci mandò durante la messa di inizio quaresima, di vivere questo nuovo tempo come tempo “favorevole”. Per fare solo qualche esempio: non portando più la bimba dai miei genitori ho cercato di  investire più  tempo  per la mia famiglia; ho partecipato inaspettatamente alla Santa messa feriale a Usmate (dove lavoro), che il parroco del paese aveva deciso di anticipare (panche se ufficialmente a porte chiuse) alle 7:30 (fino a che con successive restrizioni del decreto anche la chiesa è stata  chiusa almeno il mattino presto e successivamente non mi sono più recata al lavoro). E ancora tutto continuava a sembrare così “strano”, esagerato e lontano.

Poi, Don Fabio, ho visto il virus, che sembrava fino a quel momento confinato in un film, avvicinarsi giorno per giorno al nostro paese, all’azienda in cui lavoro,  alla sfera delle persone che conosco, alla persone a me care, con sempre più prepotenza.  Allora ho cominciato ad avere paura, paura che potesse arrivare anche ai miei cari e sì, segnare in maniera irreversibile la nostra vita. Mi sono sentita smarrita, soprattutto perchè giorno dopo giorno l’atmosfera diventava sempre più pesante  e critica (sempre più restrizioni, caos nei  numeri e nelle informazioni). Tutte le mattine, quando chiudevo la porta di casa dopo aver salutato Rebecca e Alessandro con un “vi voglio bene”, vestivo  simbolicamente una tuta protettiva e mi vedevo catapultata in una pioggia di meteore che dovevo evitare. Tutte le sere, tornando a casa dopo il lavoro, piangevo in auto perché avevo timore di poter portate pericolo alla mia famiglia, costantemente e diligentemente in quarantena dal 24 febbraio.

Discutevo  al telefono tutti i giorni con i miei genitori per far capire loro che la situazione era critica e di quanto fosse importante cambiare le abitudini per proteggersi e proteggere. Poi è arrivata la chiusura dell’azienda e il lavoro da casa che ha portato pur nella sua difficoltà di gestione, un po’ più di protezione e serenità.

Non le nascondo Don che in questi giorni la mia fede è stata messa a dura prova, nonostante grazie a Dio fino a questo momento né io né la mia famiglia siamo stati coinvolti in prima linea. Seppur nella sua fragilità (pensavo fosse più forte) è  stata ed è fondamentale per affrontare l’attuale quotidiano e la grande incertezza che ci sta portando con speranza e tenendo a bada la  paura.

Mi sono ritrovata a parlare spesso con Gesù anche con Rebecca, molto più di quello che faccio di solito, a pregare di più insieme a lei ed Alessandro, anche con il santo rosario della nostra parrocchia su facebook e più generale alla televisione (si immagina Rebecca? le ho consegnato il rosario che la mia mamma le regalò quando siamo stati tutti insieme a Fatima, l’anno in cui è nata. Lo segue a suo modo ma mi insegna tanto).

Mi sveglio  il mattino prima del solito per leggere i brani contenuti nel libretto “Quaresima e Pasqua 2020” , per  recitare il rosario da sola nel week end  e ora seguire la messa del santo padre prima di cominciare il mio telelavoro. Cerco altri momenti “nella fede” per trovare risposte alla tante mie domande e dare un significato alle mie giornate, come riflettere sulla parola del giorno o sottolineare qualche parola   del vangelo quotidiano.

Ogni sera con Ale e Rebecca accendiamo per 1-2 ore la candela della Candelora e la mettiamo sul davanzale della finestra della sua cameretta: chiediamo al Signore di alimentare la speranza a tutti i livelli, di cacciare le paure, di continuare a sostenere tutti coloro che sono in prima linea da diverse parti.

In alcuni momenti ho fatto fatica a sentire cosa il Signore mi stesse dicendo e a vedere i segni che mi stesse dando (chiedo questa grazia a Dio da alcuni anni). Poi ho capito che dovevo cercare questo in primis nella mia famiglia, nel supporto e vicinanza che Alessandro mi ha sempre mostrato anche sdrammatizzando alcune cose e in Rebecca, in alcuni suoi discorsi e atteggiamenti inaspettati per una bambina di 3 anni, ma preziosi.

Ringrazio il Signore sicuramente perché ad oggi io e le persone a cui voglio bene al momento stiamo bene e perché sembra che qualche cosa stia migliorando; lo ringrazio però soprattutto per ciò che mi sta facendo riscoprire in questo momento funesto: l’importanza di piccoli gesti, di alcune parole che riteniamo normalmente scontate, come “ vi voglio bene”. Da quanto non lo dicevo ai miei genitori, per esempio. E ora mi ritrovo a dirlo loro spesso nelle videochiamate. Lo ringrazio insomma  perché mi sono ritrovata ad allenare la mia fede.

Prima  o poi (spero presto) questo periodo finirà. Sono convinta che la nostra quotidianità non tornerà, almeno nei primi mesi, quella di prima.

Sto pregando il Signore che ci dia la grazia di conquistare  una  quotidianità più autentica, memori di ciò che stiamo vivendo,  fatta di valori che forse ci siamo un po’ persi lungo la strada e che questo periodo non meritato ( come mi disse lei l’ultima volta che ci siamo incontrati di persona) ma “favorevole” ci sta  stimolando a ritrovare e riconsiderare.

Ancora grazie a lei e Don Ambrogio, comincio a fare i migliori auguri di Buona Santa Pasqua da parte mia, di Alessandro e Rebecca. Come ci ha scritto, sarà comunque Pasqua, faremo Pasqua e con l’aiuto della nostra memoria,  quest’anno sarà più che mai ricco di luce e speranza. Estenda gli auguri anche ai consiglieri e alle altre persone che avrà modo di  incrociare e/o sentire. A tal proposito, l’idea di poter organizzare un incontro anche breve a distanza con loro mi sembra buona, anche se sfidante!

BUONA SANTA PASQUA!!
A presto, Sonia


Nella mia vita non è cambiato molto per quanto riguarda le abitudini, infatti lavoro ancora 5 giorni su 7.
Però pur non essendo cambiati gli orari, adesso, soprattutto col caldo, sto apprezzando MOLTO di più le mie bambine, soprattutto in giardino, le coccolo di più, cerco di essere più presente e di fare ed inventare sempre più giochi con loro.

La Fede mi aiuta e mi incoraggia ad essere sempre migliore per le mie 3 donnine, cerco di essere più tranquillo e pacato nelle discussioni con mia moglie e più felice e sorridente con le piccoline.
Mi fa strano non vedere i miei genitori (coi quali sono molto legato) e non vedere i miei amici, però avendo più tempo per le mie bimbe i rapporti con la piccola (3 anni) sono migliorati ancora di più…
Spesso mi sento dire “Sei un bravo papà”, oppure “Ti amo e ti voglio taaaanto bene”, che dette da una bimba di 3 anni riempiono il cuore.

La mia Fede in questo periodo non è cresciuta o maturata, è sempre la stessa più o meno, però, quando preghiamo la sera, coinvolgiamo anche la bimba di 3 anni che fa la sua preghierina personale chiedendo alla Madonna di aiutarci a stare tutti bene e di far sparire il virus…. il cattivo virus!

Un papà

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