Prendermi cura / lettera

Pochi giorni fa Papa Francesco ha condiviso la sua preghiera con il mondo. Ci ha ricordato, inizialmente, che da settimane gli uomini vivono nella tenebra che è scesa implacabile. Una tenebra generata dalla malattia ma, peggio ancora, dalla paura e dallo sconforto che la malattia stessa genera negli uomini. Il silenzio assordante che è seguito, per le necessarie precauzioni, si è diffuso in una situazione surreale, che finisce per trasfigurare i nostri sguardi e le nostre azioni. La fragilità e la precarietà della vita umana ci si sono rivelati violentemente e prepotentemente.

Per chi non crede, diventa arduo trovare le forze e il coraggio; per chi crede, c’è la sua Fede, in cui trovare risposta e anche sollievo. Già, la Fede. Rinasce, forse spesso lasciata ad impigrirsi in fondo al nostro cuore, riscoperta con lo stupore e la dolcezza del sollievo che sa donare a chi la cerca, a chi vi si abbandona. E può rigenerarsi, rigenerandoci, nel quotidiano, nelle parole, nei gesti, nell’esempio che gli altri ci sanno dare. E riconducendoci a Lui, il Padre.

A noi insegnanti è stato chiesto, all’improvviso, di continuare a occuparci dei nostri allievi, da lontano. Superficialmente, tecnicamente, l’esigenza è stata quella di garantire la continuità del diritto allo studio. Per me, maestra, è stata la necessità di PRENDERMI CURA di loro; è stata la preoccupazione di riuscire ad essere in grado di entrare, in punta di piedi, nella realtà delle loro vite, assicurandomi che la loro serenità fosse certa. Ci sto provando con tutte le mie forze. Pensavo di dover portare il mio sorriso e il mio messaggio di speranza. Mi sono sostenuta sulle grandi ricchezze su cui ho la fortuna di poter contare: la Fede, con la preghiera, e la mia famiglia.

Mi sono affannata a riempire le case dei miei bambini con compiti, sì, come mi è richiesto, ma con proposte che rafforzassero in loro la speranza e la gioia. Come osservare stupiti la primavera che arriva, incurante di tutto.

Prego, tanto, per chi sta male, per chi ci aiuta, ma anche per chi non può pregare. Ho proposto ai miei bimbi di usare questo tempo che è, comunque, prezioso, per fare cose che li facciano star bene e, magari, di donarlo a chi è con loro: alla mamma, al papà, ai fratelli e a chi si occupa di loro.

Poi, ho fatto di più: li ho ascoltati…allora ho capito che, come sempre, sono loro, i miei bambini, ad insegnare a me. I loro messaggi, il loro adattarsi con la semplice sicurezza di chi sa affidarsi agli altri mi hanno fatto capire la loro forza. In una normalità straordinaria, che va oltre la comprensione.

Allora, posso davvero tornare con sincero abbandono alle parole del Papa: “Sappiamo che tu hai cura di noi”. E il dubbio scompare. Resta la Fede.

Una maestra

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